Anche quest’anno il Pride Month volge al termine. Il mese appena trascorso è stato intenso e molte sono state le occasioni di alzare l’attenzione sulle tematiche che riguardano la nostra Comunità.
A partire dalla manifestazione per l’autodeterminazione delle persone trans, intersex e non binarie, che si è tenuta lo scorso 18 maggio a Roma in occasione della Giornata Internazionale contro l’omolesbobitransfobia, organizzata da un gruppo di lavoro nazionale e territoriale composto da varie realtà della comunità trans e nonbinaria italiana, unitesi per coordinare una risposta ai recenti attacchi ai diritti delle persone trans* e contro la violenza istituzionale; fino alla partecipazione al Roma Pride, che quest’anno “compie” trent’anni, durante il quale la nostra Associazione ha cercato di visibilizzare le istanze della comunità trans*, soprattutto delle persone più giovani, sotto gli slogan “Protect Trans Youth” e “Trans Queer Liberation”, coinvolgendo centinaia di persone e alleat* della Comunità, che hanno sostenuto simbolicamente la nostra bandiera.




Negli ultimi mesi in Italia, i diritti delle persone transgender sono stati ripetutamente messi sotto attacco.
A partire dall’interrogazione dell’On. Gasparri nel dicembre 2023, a cui ha fatto seguito l’ispezione all’ospedale Careggi di Firenze per indagare sulla presunta somministrazione scorretta dei sospensori della pubertà sulle persone trans minori, si sono susseguiti attacchi come la petizione dell’associazione “Pro Vita” e la mozione dell’On. Zanella (Europa Verdi), cofirmato dall’On. Madia (Partito Democratico), a cui ha fatto seguito l’annuncio dell’istituzione di un tavolo tecnico, annunciato dalla Ministra per la Famiglia Eugenia Roccella e dal Ministro della Salute Orazio Schillaci, volto a rivedere le linee guida su disforia di genere, che vedrebbe la partecipazione di bioeticisti e associazioni anti-scelta, oltre che di esponenti dell’attuale Governo di destra, senza alcun coinvolgimento di associazioni transgender.
Questi atti si inseriscono in un ulteriore quadro critico, che vede il progressivo blocco all’accesso a farmaci salva-vita come i sospensori della pubertà e il Sandrena, un farmaco essenziale per la terapia ormonale sostitutiva, recentemente declassato con un conseguente aumento dei costi.
La questione della gioventù trans non è una faccenda politica o ideologica. Dietro tutti i “tavoli tecnici”, le “linee guida”, i dibattiti e il clamore mediatico ci sono persone reali, bambin* e adolescenti a cui è stata e sta venendo negata l’infanzia e una vita degna di essere vissuta.
Quello che segue è l’intervento di Sid, attivista e Vice-presidente della nostra Associazione, che ben sintetizza le questioni legate alla tutela dell’infanzia e adolescenza trans, oggi sotto attacco diretto da parte dell’attuale Governo e dei suoi sostenitori:
“Oggi scendo in piazza per le persone transgender.
Tanti sono gli attacchi istituzionali che ultimamente vengono fatti alla comunità transgender. È sempre stata una comunitá screditata, invisibilizzata, insultata, violata. Ma oramai non si tratta più di stereotipi, non si tratta più di invisibilizzazione o ignoranza.
Ora sono attacchi veri e propri, frontali.
Qualcuno mi spieghi in che maniera somministrare la triptorelina, un SOSPENSORE, a bambini che sviluppano troppo presto, bambini anche di otto nove anni, e non somministrarli ad adolescenti di 14-15 anni che sviluppano in un corpo incongruente sia proteggere l’infanzia del nostro paese.
Proteggere l’infanzia, si, quella cis-gender, quella non transgender.
Se un farmaco viene somministrato a migliaia di bambini, non mi venissero a dire che non lo somministrano a una manciata di adolescenti perché pericoloso per definizione.
Siamo off-label? Sono anni che chiediamo di essere messi in label!
Mi da tanto la sensazione che non siano i bambini ad essere protetti, ma gli adulti, e la loro paura di un mondo non normativo.
Vogliamo proteggere l’adolescenza transgender?
Forse invece di aprire centri di conversione camuffati da centri di sostegno sarebbe il caso di confrontarsi con le persone transgender?
Perchè noi ci siamo, siamo qui, eppure urliamo forte, possibile che proprio non ci si senta?
Io non sono nato maschio, così come non sono nato adulto.
Sono stato un bambino, sono stato un bambino con incongruenza di genere, senza i mezzi per capirlo.
E ve lo assicuro, non è stato facile, non c’era l’informazione che c’è oggi.
Sono cresciuto come se fossi stato una bambina cisgender.
Sapete a cosa è servito? Mi ha quasi distrutto.
Sono stato un bambino depresso, e vi assicuro, la depressione non appartiene solamente agli adulti.
Sono stato un bambino, di nemmeno dieci anni, che guardandosi le gambe si sentiva sbagliato.
Sono stato un bambino che fantasticava sulla morte in quarta elementare.
Sono stato un bambino che si vergognava così tanto di qualcosa, chissà cosa, da voler sparire, e cancellare dalla mente di chiunque il ricordo di sé.
Sono stato un adolescente talmente arrabbiato da non sentire più nulla.
E sono stato talmente perso, da credere che questa fosse la normalità.
Ed il mondo là fuori, sicuramente non ha aiutato.
Potrei raccontarvi di quando venni quasi espulso da scuola perchè osai mettere la mano sulla spalla della mia ex, mentre la coppia etero si baciava dietro di noi,
potrei raccontarvi dell’ex suocera che mi venne sotto con un’asta di metallo,
potrei continuare per ore a raccontarvi come il mondo ha rifiutato il mio essere ben prima che io mi autodeterminassi come maschio, per il semplice fatto di non essere normativo.
E quindi è inutile continuare a parlare di teoria gender, è inutile negare l’esistenza delle persone transgender, quando persino i bambini si sono accorti che non ero una bambina, e sopratutto è inutile negare la funzionalità dell’autodeterminazione.
Volete curarci? Ed allora io vi dico questo:
sono stato un bambino quasi morto.
Ho superato i 20 anni vivendo la vita con un macigno a rallentarmi, tra l’incongruenza e la società.
Da quando mi sono auto-affermato come uomo, socialmente, fisicamente, funziono.
Il più grande cambiamento che mi ha dato la transizione non è l’aspetto, ma la forza di alzarmi ogni mattina e studiare, lavorare, fare attivismo, avere relazioni umane. Il più grande cambiamento è vivere una vita degna d’essere chiamata tale.
Chi vuole viversi senza sottoporsi a cambiamenti fisici viene emarginato per la non normatività.
Chi vuole viversi con dei cambiamenti ormonali ma senza operazioni non sa nemmeno da che medico andare.
Chi non cambia documenti non ha diritto ad operarsi.
Chi cambia i documenti gli viene chiesto il “vero” nome.
Ed ora iniziamo persino a vietare agli adolescenti tranasgender un farmaco che ai bambini cisgender viene regolarmente somministrato? Un farmaco potenzialmente salva vita.
Allora se non transizioniamo non va bene, se restiamo a metà non va bene, se transizioniamo non va bene.
È un miracolo arrivarci, a vent’anni, così.
Eppure credevo di avere diritto alla salute.
Eppure credevo che il mio paese proteggesse i bambini.
È un miracolo che molti di noi siano qui oggi, e mi chiedo, a me l’infanzia è stata rubata da una società che “trans” nemmeno sapeva cosa volesse dire, e mi chiedo in che modo costringere degli adolescenti a vivere come ho vissuto io fino ai 20 anni voglia dire far loro del bene e non piuttosto rubargli l’infanzia.”

