Prevenzione e salute delle persone transgender con Komen Italia

La “Carovana della Prevenzione”: promozione della salute delle persone transgender

Lo scorso 2 febbraio, in occasione della Festa della Candelora, una delegazione di ragazzæ di GenderX, insieme ad Asia Cione e Leila Pereira di Associazione Libellula, si è recata a Mercogliano, nei pressi di Avellino, per partecipare all’iniziativa della “Carovana della Prevenzione” promossa da Komen Italia, nell’ambito della quale è stato avviato un nuovo progetto di tutela della salute della popolazione transgender e di genere non conforme.

Nella tappa che la Carovana della Prevenzione ha svolto a Mercogliano, le Unità Mobili della Komen Italia hanno esteso alle persone transgender l’offerta gratuita di esami per la prevenzione dei tumori del seno, solitamente riservata a donne che vivono condizioni di fragilità sociale ed economica e a donne non inserite nelle liste di screening regionale.

Il progetto, ideato dalla Dr.ssa Anna D’Angelo, è stato presentato dal professor Riccardo Masetti, Fondatore di Komen Italia, alla presenza del Sindaco di Mercogliano e dei rappresentanti delle Associazioni ATN (Associazione Transessuale Napoli) e Hermes, che hanno collaborato alla realizzazione della giornata, con la presenza di Vladimir Luxuria, madrina storica della festa della Candelora.

Carovana prevenzione Mercogliano

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I dati scientifici: Aumento del rischio nella popolazione transgender

Come riportato dal sito web di Komen Italia,

“Sebbene le evidenze scientifiche riguardo al rischio di sviluppare il tumore al seno nella popolazione transgender siano ancora limitate, i dati preliminari indicano rischi aumentati di sviluppo della patologia e inadeguato inserimento nelle liste di screening regionale per questa popolazione”.

Sempre secondo le statistiche riportate da Komen,

“nelle donne transgender il percorso di transizione di genere determina un aumento del rischio di circa il 50% (SIR 46,7; 95% CI, 27,2-75,4)1 – rispetto all’incidenza originaria nella popolazione cisgender, pur rimanendo 3 volte più basso del dato riferito comunemente per la popolazione femminile (SIR, 0,3; 95% CI, 0,2-0,4)”; mentre “negli uomini transgender, sebbene il percorso di transizione determini una riduzione del rischio di tumore mammario rispetto a quello originario della popolazione femminile cisgender (SIR 0,2; 95% CI, 0,1-0,5), tale rischio risulta essere comunque superiore al rapporto di incidenza standardizzato riferito alla popolazione maschile (SIR 58,9; 95% CI, 18,7-142,2)”.

Durante le varie tappe della Carovana della Prevenzione sono previste sessioni di formazione e sensibilizzazione del personale medico sanitario locale, per promuovere le corrette informazioni di tutela della salute e accoglienza delle persone transgender e gender non conforme.

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Una “Madonna non conforme”: la Festa della Candelora e il Santuario di Montevergine

Prima di effettuare gli screening gratuiti (e di ricevere i referti con i nostri nomi alias!) la delegazione di GenderX si è avventurata alla scoperta della tradizione più sentita di Mercogliano nel giorno della festa della Candelora: la visita al santuario della Madonna di Montevergine, i cui retroscena ci sono stati svelati dai racconti di Asia e Leila, profonde conoscitrici di questa tradizione.

Ogni anno infatti, in occasione del 2 febbraio, si rinnova il rito della cosiddetta “juta dei femminielli“, cioè il pellegrinaggio di persone della comunità LGBTQIA+, in particolare persone omosessuali e transgender, al santuario della Madonna di Montevergine, raggiungibile tramite funicolare, che insieme a una folta schiera di fedeli rende omaggio a questa “Madonna non conforme”, chiamata anche la “Mamma Schiavona”, con danze, canti e preghiere, in un misto di sacro e profano.

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Il motivo di tale devozione risale a una narrazione secondo la quale, nell’anno 1256, la Madonna di Montevergine avrebbe miracolosamente liberato due amanti omosessuali, che erano stati legati a un albero e lasciati al proprio destino in una fredda notte d’inverno dalla popolazione del villaggio dal quale erano stati scacciati. Di fronte all’atto di benevolenza della Madonna, gli abitanti del villaggio furono indotti ad accogliere nuovamente i due uomini.

Ecco perché la “Mamma Schiavona” è considerata la Madonna protettrice degli emarginati e dei più discriminati, essendo essa stessa, si narra, discriminata per le sue fattezze: si tratta infatti di una Madonna dalla pelle scura, poiché di origini bizantine, una Madonna che non corrisponde ai canoni classici della Madonna bianca e occidentale.

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Una Madonna che, come cantano i fedeli che vengono ad omaggiarla nel suo santuario, è la Mamma di tutt*, colei che non esclude, non emargina e non criminalizza.

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