Come ogni anno, in tutto il mondo si celebra il TDoR (Transgender Day of Remembrance), ovvero l’evento commemorativo in ricordo delle persone transgender uccise o indotte al suicidio, 389 solo nell’ultimo anno (dal 1 ottobre 2022 al 30 settembre 2023), come riportano le drammatiche statistiche relative ai casi di “transicidi” nel mondo.
Persone spesso invisibilizzate in vita così come in morte, come dimostra lo scarso impegno nel condurre indagini approfondite nei confronti di questi tragici eventi, quasi come se essere persone trans (ed in particolare persone trans donne, razzializzate e sex workers, la categoria in assoluto più colpita dalle violenze) fosse un motivo valido per ritenere meno importante il restituire giustizia a queste vite spezzate.

Quest’anno, il TDoR di Roma è stato ospitato in una delle piazze romane più note, piazza Vittorio Emanuele. Si è trattato di un evento estremamente sentito e partecipato; numerose le soggettività ed esponenti della comunità transgender intervenute durante l’evento, tra cui Leila Pereira Daianis, Asia Cione dell’Associazione Libellula, Cristina Leo e Gioele Lavalle della nostra associazione, insieme ad altrettante realtà come Azione Trans, T Genus, Genderlens, Mario Mieli, Famiglie Arcobaleno, Gay Net, Ansic, Gay Center, Differenza Lesbica, Ora D’aria, Non Una Di Meno, Agedo e molte altre.

Noi di GenderX, con la collaborazione di Leila, abbiamo aperto l’evento con una rappresentazione dalla forte carica emotiva, nella quale le vittime di transfobia sono state rappresentate dapprima con i volti coperti da maschere bianche, quasi ad indicare la condizione di “anonimato” e invisibilità in cui ogni persona trans è costretta a vivere, tenendo tra le mani delle candele la cui fiamma è stata poi simbolicamente spenta, come le centinaia di vite che ogni anno vengono spente dall’odio transfobico.
Alla fine, il grido silenzioso di voglia di libertà, di rabbia e di diritti negati, con il gesto di togliersi la maschera per mostrare i volti, volti reali di persone reali che reclamano la propria voglia di vivere e di dare voce a chi quella possibilità non ce l’ha più.


La rappresentazione è infine culminata in un abbraccio liberatorio tra æ ragazzæ di GenderX e Leila, come a simboleggiare il passaggio di testimone tra la nuova e la precedente generazione di attivistæ transgender; un gesto che ha commosso tutte le persone presenti.
Dopo la toccante esibizione del Roma Rainbow Choir, sono seguiti una serie di interventi di rappresentanti delle varie realtà intervenute all’evento: presentazioni di alcuni progetti in difesa delle persone transgender, storie di vittime di tratta, fino alla lettura delle storie personali di persone trans uccise o indotte al suicidio, molte delle quali rimaste anonime, che hanno scosso gli animi dei presenti e di chi raccontava, poiché in molti casi, essere persone trans significa non avere diritto nemmeno a un nome.


Tanta la tristezza e il senso di rabbia alla fine della manifestazione, ma anche tanta la volontà e la determinazione di restare unitæ e portare avanti la lotta per i nostri diritti, affinché mai più nessuna delle nostre sorelle, dei nostri fratelli e compagnæ, debba temere per la propria vita solo per aver avuto il coraggio di essere ciò che sono.
